Immagini di Pinocchio con un ospite speciale

Pubblicato il 1 dicembre 2025 alle ore 08:19

Oggi su Specula ho il piacere di ospitare una presenza davvero speciale. Ho conosciuto Carlo Rossetti solo di recente, ma l’incontro è stato di quelli che lasciano il segno. Per chi non lo conoscesse, Carlo è un artista poliedrico, classe 1934 (ma solo sulla carta d’identità: dentro è rimasto un ragazzo curioso e pieno di energia). Nel corso della sua lunga e variegata carriera è stato scrittore, attore, musicista, vignettista e reporter, oltre che operatore RAI nella provincia di Pistoia negli anni Sessanta. Ha animato la scena locale con il teatro, le trasmissioni di Tele Quarrata e numerose collaborazioni a pubblicazioni, tra cui NoiDiQua, dove racconta storie di paese e fantasie illustrate con il suo stile unico e divertente. Insomma, non c’era persona più virtuosa per inaugurare questa rubrica. 

 

Le domande da rivolgere a Carlo sarebbero moltissime, soprattutto sul teatro — che occupa un posto speciale nel suo cuore — ma oggi voglio raccontarvi un’altra delle sue grandi passioni: Pinocchio e le sue edizioni illustrate. Dovete sapere, infatti, che Carlo possiede una ricca collezione di edizioni di Le avventure di Pinocchio: Storia di un burattino, dalle più datate a quelle più recenti, tutte bellissime. Durante il nostro incontro ho avuto l’occasione di osservarle da vicino e di rivolgere alcune domande al nostro ospite per comprendere il valore che Pinocchio conserva ancora oggi e il ruolo delle illustrazioni che corredano questo racconto senza tempo. Ma adesso, lasciamo la parola a Carlo…

 

Carlo, le do il mio benvenuto su Specula. Innanzitutto racconti qualcosa di lei, per conoscerla meglio.

C.R.: Sono Carlo Rossetti, ho 91 anni e mezzo e vivo a Quarrata. Ho fatto l’impiegato e anche l’operatore cinematografico per la Rai. Le mie passioni sono tante: la pittura, certa letteratura, il teatro e il cinema. 

 

Come ha avuto inizio la sua collezione di edizioni di Le avventure di Pinocchio? 

C.R: È iniziata circa cinquant’anni fa, dopo aver cercato invano in casa l’edizione che mi aveva comprato mio padre. Ricordo ancora la copertina: c’era un grosso serpente che mi era rimasto impresso. Da lì nacque il desiderio di cercare altre edizioni.

 

Cosa la affascina tanto di Pinocchio da dedicarci una collezione? 

C.R.:Per me il libro di Pinocchio ha un fascino particolare. Mi riporta all’infanzia, quando mio padre — un umile calzolaio — me ne leggeva un capitolo ogni sera prima di andare a dormire, interpretando i personaggi con voci sempre diverse. È questo ricordo che, crescendo, mi ha portato a voler raccogliere più edizioni possibili.

 

C’è un momento particolare della sua vita in cui il personaggio di Pinocchio ha assunto un significato speciale? 

C.R.: Non direi che abbia avuto un significato preciso in un momento particolare, ma devo ammettere che ha sempre alimentato la mia fantasia, prima quella del bambino, poi anche quella dell’uomo. 

 

Quante edizioni possiede? Qual è per lei quella più preziosa? E quella più insolita? 

C.R.: Possiedo nove edizioni. La più preziosa per me è quella che ho acquistato una decina di anni fa e che contiene le tavole a colori più belle che abbia mai visto. La più insolita, invece, è un’edizione che avevo da ragazzo, con disegni animati: le figure si potevano muovere. Purtroppo non la possiedo più, ma ne conservo un bellissimo ricordo.

 

Molte delle edizioni che possiede sono illustrate. Che ruolo hanno avuto, secondo lei, le illustrazioni nella fortuna editoriale di Le avventure di Pinocchio

C.R.: Le illustrazioni aggiungono valore alla storia. L’hanno resa ancora più coinvolgente e accessibile, soprattutto per i più piccoli e per quegli italiani che nel secolo scorso erano ancora analfabeti. Del resto, le immagini costituiscono un linguaggio universale.  

 

Quali illustratori considera i più significativi?

C.R.: A mio avviso, tra i più significativi ci sono Mazzati e Chiostri. Le loro illustrazioni hanno saputo cogliere lo spirito della storia in modo davvero originale.

 

Oggi viviamo in un’epoca dominata dal digitale e da edizioni super economiche. Non teme che la bellezza del libro cartaceo possa andare perduta?

C.R.: Accolgo il digitale come mezzo di comunicazione moderno, ma l’idea che possa far sparire la bellezza del libro mi rattrista. Sarebbe una grande perdita.

 

Parliamo della storia di Pinocchio. Come la definirebbe? Racconto fantastico? Favola? Romanzo pedagogico? Oppure allegoria sociale? 

C.R.: Secondo me Pinocchio potrebbe considerarsi sia un romanzo pedagogico che un’allegoria sociale. Tutto questo presentato — ovviamente — sotto il velo della favola.  

 

Escludendo Pinocchio, ha un personaggio preferito? 

C.R.: Non ci ho mai pensato a fondo, ogni personaggio ha una propria attrattiva. Forse direi Geppetto, perché racchiude molte sfumature dell’essere umano, sì da considerarlo un personaggio da amare veramente. 

 

C’è un una scena che non smette mai di emozionarla?

C.R.: Probabilmente quella in cui Pinocchio cerca il padre Geppetto vicino al mare. Ricordo di essermi emozionato molto quando la lessi.  

 

E adesso, un’ultima domanda. Secondo lei Pinocchio ha ancora qualcosa da dire ai bambini e agli adulti di oggi? 

C.R.: Credo che sia un libro che, ancora dopo tanti anni, debba essere sempre riletto. Anche Vittorino Andreoli, celebre psichiatra, si è interessato alla vita di Pinocchio analizzando i vari aspetti del racconto. È una storia unica che non invecchia mai, la più diffusa nel mondo. Ognuno di noi può trovarci argomenti su cui riflettere, se non altro la possibilità di liberare la propria fantasia.  

 

Credo non ci sia nulla da aggiungere a questo bellissimo contributo, se non una citazione tratta da Lettera a Pinocchio scritta da Carlo stesso e postata sulla sua attivissima pagina Facebook (già, perché Carlo è la dimostrazione che i 91 sono i nuovi 20!)

 

“Caro Pinocchio, qui le cose sono molto cambiate, non tira più l'aria di una volta, perciò ti dico, nel caso tu decidessi di tornare nel Paese dei Balocchi, di dirlo anche a me. Vengo anch'io.”

 

(Vi lascio qui sotto alcune foto delle illustrazioni presenti sulle edizioni che Carlo mi ha gentilmente concesso di fotografare).

 

Martina

 

E tu, di ricordi di Le avventure di Pinocchio? Cosa credi che possa dirci oggi questa storia? Secondo te le illustrazioni alimentano o limitano la fantasia? 

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