Marguerite Yourcenar, Grace Frick e Jerry Wilson: tra amore e dipendenza
Conoscere le storie d’amore degli autori è da sempre, per me, una fonte di irresistibile curiosità. Scoprire le dinamiche — travagliate o felici — delle loro relazioni li rende immediatamente più vicini, più umani; leggere le lettere scritte di loro pugno all’amata o all’amato mi ha sempre ricordato quanto tutti noi, dal grande scrittore premio Nobel al più comune dei lettori, siamo ugualmente vulnerabili davanti all’amore e a tutto ciò che si porta dietro. Oggi le collane dei classici delle case editrici pullulano di corrispondenze epistolari e diari d’autore e, sebbene qualcuno di loro probabilmente si rivolti nella tomba invocando il diritto alla privacy, credo che queste pubblicazioni ci permettano di avvicinarci davvero agli scrittori, al loro lato più intimo e meno monumentale. Di storie d’amore da raccontare ce n’è l’imbarazzo della scelta — da quelle felici e platoniche a quelle tormentate e febbrili — ma oggi voglio soffermarmi su due legami particolari, forgiati non solo dal sentimento, ma anche, e forse soprattutto, dalla dipendenza. Parlo di due relazioni di Marguerite Yourcenar: quella con Grace Frick e quella con Jerry Wilson.

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