Il bambino che disegnava mondi: alle origini di Italo Calvino
Ogni lettore che si rispetti sa quanto sia importante spolverare la propria libreria di tanto in tanto, e sa anche che si tratta di un proposito dalle scarsissime probabilità di realizzazione. L’altro giorno però, dopo settimane di esitazioni e sguardi colpevoli rivolti agli scaffali, ho finalmente deciso di pulire e riordinare la grande libreria del salotto: un’impresa che ha richiesto ben due giorni interi di lavoro. Alla fine, però, ho scoperto che — se si escludono la polvere ovunque, i crampi alle braccia per raggiungere gli scaffali più alti e i tagli sulle dita provocati dalla carta — è un’attività sorprendentemente rilassante. La parte migliore è stata ritrovarmi tra le mani i libri dell’infanzia: sfogliarli, soffermarmi sulle splendide illustrazioni e rendermi conto, con una certa tenerezza, di quanto fossero stampati in caratteri enormi. È così che mi sono imbattuta in Fiabe italiane di Italo Calvino, un regalo di alcuni parenti che vedevo di rado e che avevo ricevuto in adolescenza, quando — almeno secondo il parere generale — ero ormai un po’ troppo grande per le favole.

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