Perché regalare un libro a Natale (o meglio, perché non farlo)?
Da buoni bibliofili quali siamo, ammettiamolo: sotto l’albero di Natale vorremmo solo libri. Montagne di libri, più di quanti potremmo leggerne in una vita intera (chiamatemi pure esagerata e materialista, non mi importa). Nei miei sogni più reconditi immagino un immenso abete addobbato in rosso e oro, circondato da pile e pile di volumi. Poi però mi sveglio e devo fare i conti con la realtà: con la sciarpa dalla fantasia improbabile regalata da mia zia e che finirà in fondo all’armadio, o con quelle pantofole rosse che l’amica di mia madre era certa che facessero proprio al caso mio. Per non parlare dei bagnoschiuma formato viaggio che colleziono dai dodici anni, dei set di tè e tisane dall’aroma indefinito, delle creme per le mani (di cui possiedo ormai una collezione degna di chi abbia almeno venti paia di mani). E potrei continuare ancora. Eppure, tutti questi doni restano speciali ai miei occhi. Basta un pacchetto — piccolo o grande, rigido o informe — purché avvolto in carta colorata e sormontato da un fiocco sgargiante per strapparmi un sorriso immediato. Perché sono fermamente convinta che si debba essere grati a chi dedica un pensiero (oltre che i suoi soldi) per farci un dono, indipendentemente da cosa contenga.

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