Julien Sorel: chiacchierata con un personaggio che non volevo incontrare
Finora ho avuto il piacere di conversare con personaggi letterari con cui il rapporto lettore-protagonista poteva definirsi, se non armonioso, quantomeno civile. Questa volta, però, ho deciso di seguire quel consiglio pedagogico che viene dispensato con insistenza quasi morale: uscire dalla propria zona di comfort. Operazione che, applicata alla letteratura, significa talvolta sedersi a un tavolino con qualcuno che non inviteresti mai spontaneamente a bere un caffè. È quello che ho fatto questa mattina, scegliendo deliberatamente un personaggio che, fin dalle prime pagine del suo romanzo, mi aveva messo in allerta più di un campanello etico. L’idea era semplice (e un po’ presuntuosa): verificare se un’analisi ravvicinata potesse incrinare il mio giudizio sul protagonista di uno dei grandi classici della letteratura francese, Il rosso e il nero. Ebbene sì, parliamo proprio di lui: Julien Sorel. Ambizioso patologico, campione di dissimulazione, arrampicatore sociale con una spiccata allergia agli scrupoli — almeno secondo il mio personale atto d’accusa. Oggi, però, ho deciso di offrirgli la parola. Non per assolverlo, sia chiaro, ma per capire se dietro tanta strategia si nasconda qualcosa di più interessante di un semplice calcolo.

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