Gli audiolibri: pro e contro di un’ascoltatrice con esperienza

Pubblicato il 12 gennaio 2026 alle ore 07:57

Per la nostra rubrica “Cose da lettori”, questo mese voglio parlare degli audiolibri e del recente fenomeno che ha visto la crescita esponenziale degli ascolti su piattaforme come Storytel, Audible, BookBeat e molte altre. Il fenomeno degli audiolibri non riguarda solo il settore editoriale, ma anche — e soprattutto — il rapporto del lettore con l’oggetto libro e con l’universo che esso contiene. Del resto, l’ascolto costituisce una modalità inedita di fruizione del contenuto di un libro, anche se in realtà si tratta di una pratica molto più antica di quanto pensiamo. Come molti probabilmente sapranno, il libro stesso, in origine, era un oggetto estremamente prezioso e non esistevano molti esemplari in circolazione. È per questo motivo che il testo era concepito per una lettura comunitaria, in cui una sola persona leggeva ad alta voce mentre il gruppo ascoltava. Poi, con la diffusione del libro e l’invenzione della stampa, la lettura si è trasformata in un’attività privata e silenziosa, certamente più intima e personale. Ma pensiamo anche a quella sterminata tradizione orale di favole, fiabe e novelle che, in ogni parte del mondo, sono state tramandate di generazione in generazione, creando un materiale nuovo e stratificato, nel cui nucleo pulsano ancora le voci degli antichi cantastorie. Io, che sin ha quando ho memoria ho sempre ascoltato con gioia le storie raccontate da mia nonna, sono un’ascoltatrice ormai ben allenata e una ferma sostenitrice del recente boom degli audiolibri, che — forse inconsapevolmente — ha fatto riemergere la dimensione originaria della lettura e che spero possa risvegliare in noi una capacità assopita da tempo: quella dell’ascolto. 

 

Dopo aver letto vari articoli — autorevoli e non — in materia di audiolibri, mi sono resa conto che alcune persone reputano l’ascolto come una scorciatoia, un modo per aggirare la lettura adottato da chi non ha tempo (ovvero voglia) di aprire un libro e leggerlo. Dall’altro lato, c’è invece chi sostiene che ascoltare o leggere un libro siano attività di pari dignità. Come ogni ragazza degna di questo nome, ho deciso di risolvere la questione con i celebri e infallibili “pro e contro”. 

 

Partiamo da un pro: gli audiolibri, che siano strutturati in brevi puntate o che possiamo interrompere e riavviare a piacimento, permettono di “leggere” opere monumentali e che altrimenti non avremmo avuto il coraggio di aprire. Insomma, pensiamo alla Recherche di Proust, alla rilettura dei Promessi Sposi a cui un po’ tutti vorremmo dare una seconda chance, oppure ancora ai Fratelli Karamazov che non è certo un tascabile da tenere nella borsetta. Ecco, gli audiolibri offrono la possibilità di avvicinarsi a questi pilastri della letteratura anche ai lettori meno coraggiosi, che potrebbero scoprire di amare profondamente le descrizioni prolisse e i monologhi infiniti che, libro alla mano, avrebbero probabilmente saltato. 

 

E ora un contro: quando leggiamo, è la nostra immaginazione a modulare le voci e i toni dei personaggi, mentre il doppiatore (o, quando si è fortunati, l’autore) potrebbe avere delle inflessioni che a noi risultano innaturali. Ma c’è anche un contro che, a mio parere, è assai più urgente. In America si stanno sperimentando Intelligenze Artificiali per il doppiaggio che secondo alcuni sarebbero capaci di “adattarsi alle emozioni dei libri”. Un’espressione del genere mi rattrista molto, poiché, per quanto sia consapevole dell’utilità dell’IA e del suo inevitabile coinvolgimento in ogni ambito, non sono pronta a sentirmi dire che le emozioni umane possono essere incasellate, decifrate e restituite da qualcosa che di umano non ha niente. Ma forse questa questione merita un articolo a sé (magari il prossimo mese).

Tuttavia, questo contro può essere obiettato dal fatto che molto spesso si possono trovare voci capaci di farci amare libri che credevamo di detestare, o persino di rendere quasi sopportabile un personaggio come Julien Sorel (come mi è capitato a metà de Il Rosso e il Nero, quando la lettura si era fatta troppo pesante). Alla fine, il doppiatore — una professione che mi ha sempre affascinata —, nel caso degli audiolibri, è come un nonno, una mamma, un cantastorie. È qualcuno che narra e interpreta, che ti sussurra tutta una vita all’orecchio.

 

Secondo un’indagine condotta in Gran Bretagna, molti lettori reputano la pratica della lettura “culturalmente superiore” a quella dell’ascolto, ma in realtà non è esattamente così. Uno studio dell’Università della California, pubblicato sul Journal of Neuroscience, dimostra che le due attività risultano quasi equivalenti: le informazioni semantiche vengono elaborate in modo simile a livello neurologico. A questo pro si oppone però un contro, ben evidenziato da diverse indagini e che, con la mia esperienza personale, posso confermare: la comprensione risulta molto più efficace attraverso la lettura rispetto all’ascolto. Lo stesso vale per la memoria, poiché il contenuto di un libro ascoltato tende a essere dimenticato più facilmente. Questo contro può però essere a sua volta aggirato con una semplice strategia: saper scegliere cosa ascoltare e cosa leggere. Storie complesse, che richiedono intense riflessioni, oppure saggi impegnativi che necessitano di una scansione argomentativa, sono più adatti alla lettura che all’ascolto. Al contrario, possiamo affidare agli audiolibri la narrativa più “leggera” o le riletture. Comunque, tutto è soggettivo: se siete abituati ad ascoltare audiolibri seduti a una scrivania con penna e quaderno alla mano, anche il testo più astruso può diventare a portata di ascolto.

 

Avendo terminato i contro, vorrei portare alla vostra attenzione un altro pro: gli audiolibri ci consentono di occupare i “tempi morti” — la fila alle poste, il tragitto in macchina, la sala d’attesa del medico, la fila alle poste, i viaggi in treno, le camminate… ho già detto la fila alle poste? — con l’ascolto di un buon libro, da sostituire al ben più temibile scrolling compulsivo, riducendo notevolmente l’uso del cellulare. Provare per credere, perché davanti alla rivelazione che in Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie in realtà… (no, niente spoiler) neanche il reel della skincare più efficace del mondo potrà reggere il confronto. 

 

Dopo aver analizzato pro e contro, ho deciso di informarmi anche sui dati relativi al comportamento dei lettori per capire come audiolibri e libri cartacei possano convivere senza sovrapporsi. Quel che emerge è che non vi sarebbe alcuna cannibalizzazione del formato audio sulla carta. Anzi, tutt’al più si tratterebbe di un meraviglioso contagio: secondo alcune indagini gli audiolibri aprirebbero gli scettici al mondo dei libri, mentre i lettori farebbero uso degli audiolibri per arricchire e diversificare le loro letture, creando così un circolo “virtuoso”.

Per concludere, mi piacerebbe riportare un’osservazione che Silvia Nucini ha espresso in un suo articolo su Marie Claire e che condivido pienamente: “…l’ascolto è un momento fuori dal presente, in cui posso (…) darmi l’occasione di entrare nelle storie da una porta diversa”.

E aggiungerei: una porta diversa, certo, ma non meno valida.

 

Martina

E tu, cosa pensi degli audiolibri? Quale genere ti piace ascoltare di più? In quali momenti ti piace ascoltarli? 

Lascia un commento e arricchisci il dialogo della community! 

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.

Crea il tuo sito web con Webador